Il critico Boris Sollazzo mi ha chiesto di scrivere una recensione su un film recente in 700 caratteri per Panorama. Io ho scelto Diaz.
Quando vado a vedere un film al cinema per me è anche lavoro. Analizzo come è costruita la storia, studio la recitazione. In teoria con il film di Vicari mi sarei dovuto anche mettere a fare confronti. Il primo film che ho scritto Ora o mai più parlava di Genova e di Bolzaneto. Invece mentre le immagini scorrevano mi sono scordato di essere un regista, mi sono scordato perfino che Diaz fosse un film. Non lo stavo più guardando con gli occhi, lo stavo sentendo nel corpo. Quando sono uscito dalla sala ho scoperto che mi si era bloccato il respiro. Frastornato, colpito, avevo addosso non più un’indignazione ormai sedimentata da tempo, ma uno dei sentimenti più nobili con cui si può uscire da un film. Avevo una grande sete di giustizia.


Caro Roan, anch’io sono rimasto colpito dal film, è forte e impressionante, sconvolge per la vicenda che racconta.
Purtroppo però non chiarisce nulla del perché tutto ciò sia successo (non è un film inchiesta alla Rosi), né diventa del tutto allegoria di una discesa agli inferi (come fa Elephant di Van Sant)… a tratti mi pare poi un po’ autocompiaciuto nelle scene di violenza.
Insomma per me è un film importante, ma non del tutto convincente.
Un abbraccio Mario